Una idea per attivare la figura del CAREGIVER

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In queste ultime settimane sono venuta a conoscenza di questa legge, la legge 1403 del 31 dicembre 1971 (e conseguente circolare Inps n° 1255 del 19 Giugno 1972 parte 1° paragrafo 3), che nell’art.1, 3° comma disciplina l’obbligo assicurativo nel lavoro domestico anche in presenza o prendendo atto dell’esistenza di vincoli di parentela o affinità tra le parti di un contratto di lavoro domestico, quindi non escludendo il rapporto di lavoro ed il conseguente obbligo assicurativo (leggi qui ma anche qui).

Naturalmente i vincoli sono stringenti, è specificato che il lavoro domestico di un congiunto come un coniuge, pagato e assicurato con un contratto di lavoro, è possibile laddove sussistano disabilità rilevanti da parte del ‘datore di lavoro’. Infatti la legge dice: 

Il coniuge è escluso dall’obbligo assicurativo, in quanto le prestazioni offerte si presumono gratuite e dovute per affetto, infatti, ai sensi dell’art.143 c.c, tra i doveri dei coniugi vi è quello reciproco di assistenza materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia, incompatibile con un parallelo rapporto di lavoro domestico.

Fanno eccezione i casi in cui il coniuge datore sia:

  • grande invalido di guerra (civile e militare)
  • grande invalido per cause di servizio e del lavoro
  • mutilato e invalido civile
  • cieco civile

e fruisca dell’indennità di accompagnamento.

 

Non ci sono vincoli invece per parenti e affini entro il terzo grado di parentela, ecco la stralcio:

L’esistenza di vincoli di parentela od affinità entro il terzo grado tra datore di lavoro e lavoratore non esclude l’obbligo assicurativo se è provata l’esistenza del rapporto di lavoro (art. 1 DPR 31.12.1971, n. 1403).

Al momento dell’iscrizione, il rapporto di lavoro può essere auto-certificato, attraverso la dichiarazione di responsabilità presente nella denuncia di rapporto di lavoro domestico (circ. n. 89/1989).

 

Questa legge mette in condizione i parenti e i coniugi di regolamentare il loro lavoro di cura, assicurandosi dei versamenti in vista di una pensione, inoltre di essere retribuiti e, di conseguenza, anche rimborsati dai comuni che prevedono il rimborso in base alla legge 162 del ‘98 per l’assistenza domiciliare indiretta. C’è da dire che non tutti i comuni recepiscono come possibile quest’ultimo tipo di rimborso per il coniuge o il parente, specificando che l’assistenza indiretta dovrebbe essere procurata al di fuori della cerchia famigliare, questo succede a Roma per esempio. In base a questa legge e con un buon legale è possibile istruire una causa per esigere che siano rimborsate le spese di assistenza, con contratto regolare, sostenute dal disabile anche se l’assunto è un parente o il coniuge. Altra cosa è se il famigliare disabile non può assumere perché ha anche un disagio di tipo cognitivo. In questo caso il famigliare caregiver è anche il tutore e non dovrebbe potersi auto-assumere, il condizionale d’obbligo perché è sempre possibile ricorrere legalmente. Comunque sia il tutore potrebbe assumere un famigliare stretto in vece del disabile, che lo collabori nella cura del congiunto. In ogni caso, anche singolarmente e sempre supportati da un buon legale, si possono fare ricorsi soggettivi per far rispettare i propri diritti sulla base di questa legge. C’è da dire che il ricorso è personale, non può servire per altri ma può essere recepito come precedente per altri ricorsi.

 

Spero che questa notizia sia letta da molti e che molti disabili e anziani possano usufruire dell’opportunità aperta da questa legge. Ringrazio Marina Cometto per la supervisione a questo articolo.

 

Martina Zardini