22/11/2014  Bisogna “rompere l’isolamento”, ma anche “lo stigma” che gravano su di loro, ha detto il Papa incontrando i partecipanti alla conferenza del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari in Vaticano: “L’autismo è una croce”. Bergoglio ha chiesto di pregare per la morte, avvenuta nella notte, del cardinale Fiorenzo Angelini, 98 anni, che è stato il fondatore di tale organismo.

Impegno accoglienza e solidarietà sono indispensabili per “rompere l’isolamento”, ma anche “lo stigma” che gravano sulle persone autistiche e sulle loro famiglie. E’ l’appello che Papa Francesco ha lanciato incontrando i partecipanti alla 24ma conferenza internazionale del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari in Vaticano: “L’autismo è una croce”.

Bergoglio alla fine del suo discorso ha chiesto di pregare per la morte, avvenuta nella notte, del cardinale Fiorenzo Angelini, 98 anni, che è stato il fondatore del Pontificio Consiglio degli operatori sanitari, colui, ha detto il Papa, che ha iniziato “questa opera di servizio alla Chiesa”.

Il tema dell’autismo è “complesso”, ha osservato Papa Francesco, e i disturbi “costituiscono una delle fragilità che coinvolgono numerosi bambini e, di conseguenza, le loro famiglie”. Ma il dramma dell’autismo interpella anche “governi e istituzioni”, oltre che la Chiesa: “ È necessario l’impegno di tutti per promuovere l’accoglienza, l’incontro, la solidarietà, in una concreta opera di sostegno e di rinnovata promozione della speranza, contribuendo in tale modo a rompere l’isolamento e, in molti casi, anche lo stigma che gravano sulle persone affette da disturbi dello spettro autistico, come spesso anche sulle loro famiglie”.

Bergoglio ha chiesto “accompagnamento non anonimo e impersonale” e di di ascoltare “le profonde esigenze che sgorgano dal profondo di una patologia, che molte volte stenta non solo ad essere diagnosticata, ma – soprattutto per le famiglie – ad essere accolta senza vergogna o ripiegamenti nella solitudine”. Il Papa, dopo aver esclamato che “l’autismo è una croce” ha osservato che è “auspicabile quindi creare, sul territorio, una rete di sostegno e di servizi, completa ed accessibile, che coinvolga, oltre ai genitori, anche i nonni, gli amici, i terapeuti, gli educatori e gli operatori pastorale”.

Queste persone, ha aggiunto “possono aiutare le famiglie a superare la sensazione, che a volte può sorgere, di inadeguatezza, di inefficacia e di frustrazione”. Al termine del discorso ha ringraziato l’impegno di chi combatte la malattia e la solitudine di malati e famiglie, e ha chiesto maggiore attenzione per gli studi e la ricerca.