Sara Mormando, la canottiera di ferro che ha “battuto” l’autismo. Il racconto di papà Gaetano

13 aprile 2016 Stefano Lo Cicero Vaina

 

Sara mostra la coppa vinta

Prima di fare canottaggio, Sara Mormando era una bambina pigra. Anzi, “pigra in modo incredibile”, spiega Gaetano, suo papà. Poi, tre anni fa, alla Cala di Palermo, l’incontro che ha cambiato la vita. E l’ha aiutata a sentirsi uguale agli altri. Nonostante l’autismo. Determinata come pochi, appassionata come tanti, oggi Sara, 15 anni, si allena e gareggia per la Canottieri Palermo. “Non perde un solo giorno. Per lei è inconcepibile saltare una seduta: fa parte del suo schema mentale, dell’autismo, che non le consente di accettare facilmente un cambiamento, un imprevisto che la distolga da questo appuntamento fisso”, racconta Gaetano. Che quando parla di sua figlia ci svela l’umanità, l’amore di un padre diverso dagli altri. E che circa undici anni fa scoperto l’autismo di Sara e della sorella più piccola, Giulia. Due forme diverse: ad “altissimo funzionamento” la prima, molto grave la seconda. Insieme alla moglie Linda combatte, stringe i denti ogni giorno per sostenere quella che definisce “una famiglia autistica”.

Da sinistra, Gaetano, Sara e Linda Mormando

Da sinistra, Gaetano, Sara e Linda Mormando
Da sinistra, Linda con la figlia Giulia

Da sinistra, Linda con la figlia Giulia

Gaetano, cosa intendi dire?

“L’autismo è sempre, ogni minuto: a casa nostra si vive in funzione dell’autismo che condiziona qualsiasi cosa facciamo”.

Come si manifesta l’autismo di Sara e Giulia?

“All’apparenza, Sara è una ragazza come le altre: se non sai della malattia, non te ne accorgi facilmente, anche perché nel corso degli anni è migliorata molto. Lei ha delle difficoltà nelle attività astratte: ha problemi di apprendimento legati alla capacità comunicativa, per cui ci mette più tempo degli altri a capire. Giulia, invece, ha una forma gravissima. Ha scatti di autolesionismo, non parla. Non è muta, potrebbe parlare ma non sa come si fa e non le si può insegnare. A lei non interessa. Non ha nessun interesse. L’unica sua fissazione è il cibo”.

Raccontaci l’incontro tra Sara e il canottaggio.

“Frequentava un laboratorio dello sport gestito dalla Canottieri Palermo. Doveva fare canoa cinese (dragon boat, ndr), ma l’allenatore le chiese di fare una prova al remoergometro. Andò bene, così ci proposero di fare canottaggio”.

Lei come la prese?

“Sara fu entusiasta. All’inizio, con un neuropsichiatra abbiamo spiegato agli allenatori come rapportarsi con lei. Non è stato facile, soprattutto perché avevano di fronte un soggetto in cui non si vede. È difficile capire che le cose vanno spiegate con calma e più di una volta. Man mano Sara ha iniziato ad allenarsi e si è integrata bene con gli altri”.

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Sara in gara a Naro

Oggi Sara è prima anno Ragazze e sabato e domenica sarà a Naro per le due regionali: una bella soffisfazione per voi.

“Ogni piccolo progresso delle nostre figlie è una vittoria, una medaglia. Il fatto che Sara sia riuscita a gareggiare per noi era impensabile, anche perché lei non ha capito subito che cosa fosse lo sport”.

Spiegaci meglio

“Quando ha cominciato, non ha capito cosa dovesse fare. Oggi Sara sa perché si allena e cos’è la gara. Noi non sappiamo, oggi, dove Sara può arrivare. Lei però ha le idee chiare: si allena ogni giorno per migliorare e vincere.

Gli atleti della Canottieri Palermo. In primo piano da sinistra, Serena Lo Bue, Sara e Giorgia Lo Bue

Gli atleti della Canottieri Palermo. In primo piano da sinistra, Serena Lo Bue, Sara e Giorgia Lo Bue

In casa ha due grandi esempi: le Lo Bue.

“Il suo modello sono proprio loro. Mi dice sempre che vuole la tartaruga nella pancia come Giorgia Lo Bue. Giorgia e Serena sono le madrine di Sara. In canottieri, tutti la coccolano, la chiamano Saretta”.

Sara non gareggia tra i disabili. È stata una scelta importante, chiara, da parte vostra.

“Con Dario Duca, dirigente della Canottieri, si è deciso di far proseguire il cammino di Sara in categorie normali. Lei sa perfettamente qual è il suo problema, che riguarda l’apprendimento, ma da un po’ di tempo rifiuta di essere etichettata così, anche perché, per esempio a scuola, dove frequenta il primo superiore del liceo artistico, è la migliore nel disegno”.

Sara mostra la coppa vinta

Sara mostra la coppa vinta

L’autismo quanto incide nel canottaggio. E quanto il canottaggio nell’autismo?

“Se c’è un imprevisto entra in confusione. E poi bisogna dirle le cose sempre con molta calma. D’altro canto, il canottaggio l’aiuta ad acquisire autonomia. Quando è in barca con altri, affronta i suoi schemi mentali e cerca di superarli”.

Sara cosa vede nel suo futuro?

“Il canottaggio e il disegno: vuole fare la fumettista in Giappone. E se le chiediamo cosa sceglie tra le due cose, lei risponde: “Perché non posso fare entrambe?”.

Tu e tua moglie cosa vedete nel vostro?

“Concentriamo tutte le nostre energie nel presente, non potremmo fare altrimenti. Se penso al futuro, però, la vedo male. Fino a oggi è stato molto difficile ottenere diritti per queste ragazze. Ma quando non ci saremo più sarà un problema. La cruda verità è che oggi non voglio sapere che fine faranno quando saranno sole. Evito di informarmi, di sapere. Ma so che un giorno dovrò occuparmi anche di questo”.

Tu e tua moglie Linda vi sentite sfortunati, infelici?

“Noi oggi non abbiamo più amici, siamo isolati, perché non è facile avere una vita sociale. Eppure cerchiamo di fare una vita normale. Per noi Sara e Giulia sono due ragazze speciali, ci hanno insegnato la semplicità delle cose, la possibilità di capire cos’è la diversità, di vivere la diversità, di vivere meglio. Nel nostro vivere male, viviamo meglio. E ci accontentiamo di poco”.